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Come gestire ansia, stress e fame nervosa durante una dieta?

Una delle ragioni per cui molte diete falliscono non è la mancanza di motivazione, ma è la difficoltà di gestire fame emotiva, stress e bisogno di compensazione mentale durante il percorso. Mangiare non risponde solo a un bisogno fisico. Spesso risponde a:

  • Stanchezza
  • Tensione
  • Ansia
  • Noia
  • Sovraccarico mentale
  • Ricerca di gratificazione immediata

Per questo una dieta sostenibile non dovrebbe limitarsi a “tagliare calorie”. Dovrebbe aiutare la persona a gestire anche il lato emotivo e comportamentale della fame.

Fame fisica e fame nervosa: non sono la stessa cosa

Capire questa differenza cambia completamente il modo di affrontare il dimagrimento.

Fame fisica

Arriva gradualmente ed è legata a un reale bisogno energetico. Di solito:

  • Compare lentamente
  • Si sente anche nello stomaco
  • Permette di sentirsi sazi dopo il pasto
  • Non richiede un alimento specifico

Fame nervosa

È più improvvisa e spesso molto selettiva. Di solito porta a desiderare:

  • Dolci
  • Snack
  • Carboidrati rapidi
  • Cibo “comfort”

Spesso compare:

  • Dopo una giornata stressante
  • La sera
  • Nei momenti di ansia
  • Durante stanchezza mentale

“La fame nervosa non nasce nello stomaco. Nasce spesso da un sovraccarico emotivo.”

Perché stress e ansia aumentano la fame?

Quando siamo sotto stress, il corpo modifica diversi meccanismi biologici. Tra i principali:

  • Aumento del cortisolo
  • Ricerca di energia rapida
  • Alterazione della sazietà
  • Maggiore impulsività alimentare

Il cervello tende a cercare cibi:

  • Calorici
  • Gratificanti
  • Veloci da assimilare

Questo spiega perché molte persone:

  • Seguono bene la dieta durante il giorno
  • Perdono controllo la sera
  • Mangiano senza reale fame

Non è solo “mancanza di forza di volontà”.

Il problema delle diete troppo restrittive

Molte diete peggiorano proprio il rapporto con la fame. Quando un piano alimentare è:

  • Troppo rigido
  • Troppo punitivo
  • Difficile da sostenere

Il cervello entra in modalità privazione. Risultato:

  • Ossessione per il cibo
  • Pensiero costante sul mangiare
  • Binge eating
  • Senso di colpa
  • Perdita di controllo

“Una dieta che aumenta ansia e frustrazione spesso diventa il problema, non la soluzione.”

Perché la sera la fame nervosa peggiora?

È una dinamica molto comune. Durante il giorno molte persone funzionano “in controllo”. La sera però diminuiscono:

  • Energia mentale
  • Autocontrollo
  • Attenzione

E aumentano:

  • Stanchezza
  • Bisogno di gratificazione
  • Ricerca di decompressione

Per questo il momento serale è spesso quello più difficile nei percorsi di dimagrimento.

Ansia e dieta: il circolo che molte persone non vedono

Spesso succede questo:

  1. Si inizia una dieta molto rigida
  2. Aumenta lo stress mentale
  3. Cresce il desiderio di cibo
  4. Arriva uno sgarro
  5. Compare senso di colpa
  6. Si perde motivazione
  7. Si abbandona il percorso

Questo ciclo è molto più comune di quanto si pensi. Ecco perché oggi i percorsi più efficaci cercano di lavorare non solo sulle calorie, ma anche sulla sostenibilità psicologica.

Come gestire la fame nervosa durante una dieta

1. Evitare restrizioni estreme

Più una dieta sembra “impossibile”, più aumenta il rischio di perdita di controllo. I percorsi troppo aggressivi spesso funzionano poco nel lungo periodo.

2. Stabilizzare i pasti

Saltare pasti o mangiare troppo poco può aumentare:

  • Fame impulsiva
  • Craving
  • Ricerca di zuccheri

Una struttura alimentare più stabile aiuta il cervello a percepire maggiore sicurezza.

3. Dormire meglio

La mancanza di sonno altera:

  • Fame
  • Sazietà
  • Gestione dello stress

Dormire poco aumenta spesso il desiderio di cibi ad alta densità calorica.

4. Non usare il cibo come unica ricompensa

Molte persone utilizzano inconsapevolmente il cibo come:

  • Pausa emotiva
  • Premio
  • Consolazione

Creare alternative realistiche è fondamentale.

5. Gestire il percorso in modo personalizzato

Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo alle restrizioni alimentari. Per questo centri come Lab Quarantadue lavorano spesso su approcci multidisciplinari che considerano:

  • Metabolismo
  • Comportamento alimentare
  • Fame emotiva
  • Sostenibilità del percorso
  • Qualità della vita

Un errore molto comune: pensare che serva più forza di volontà

Molte persone credono: “Se non riesco a seguire la dieta, significa che non ho disciplina.”

Non è sempre così. Stress cronico, fame nervosa e stanchezza mentale modificano realmente il comportamento alimentare.

Il problema spesso non è la motivazione. È avere un sistema troppo difficile da sostenere.

“La dieta migliore non è quella perfetta. È quella che il cervello riesce a sostenere senza vivere in tensione continua.”

Alimentazione emotiva: quando il cibo diventa regolazione mentale

Mangiare può temporaneamente:

  • Calmare
  • Distrarre
  • Rassicurare

Per questo eliminare completamente il comfort food in modo drastico spesso peggiora il rapporto col cibo. L’obiettivo realistico non è “controllarsi sempre”.

È ridurre progressivamente il bisogno di usare il cibo come compensazione emotiva.

Metodo pratico per gestire fame nervosa e stress durante una dieta

Step 1 — Identificare i trigger

Capire quando compare la fame:

  • Sera
  • Lavoro
  • Discussioni
  • Stanchezza
  • Noia

Step 2 — Distinguere fame fisica ed emotiva

Fermarsi qualche minuto prima di mangiare impulsivamente aiuta molto.

Step 3 — Costruire pasti più sazianti

Proteine, fibre e stabilità glicemica aiutano a ridurre i picchi di fame.

Step 4 — Evitare il perfezionismo

Uno sgarro non compromette il percorso. La mentalità “ormai ho rovinato tutto” è spesso più dannosa dello sgarro stesso.

Step 5 — Lavorare sulla sostenibilità

Una dieta sostenibile mentalmente ha più probabilità di funzionare davvero nel tempo.

FAQ — Domande frequenti su fame nervosa e dieta

Come capire se è fame nervosa?

La fame nervosa tende a essere improvvisa, urgente e legata a cibi specifici.

Stress e ansia fanno ingrassare?

Possono influenzare comportamento alimentare, sonno, cortisolo e gestione della fame.

Perché di sera mangio di più?

La sera diminuiscono energia mentale e autocontrollo, aumentando il bisogno di gratificazione.

La fame nervosa passa con la dieta giusta?

Un’alimentazione più equilibrata può aiutare molto, ma spesso serve lavorare anche sulle abitudini e sullo stress.

Eliminare completamente dolci e carboidrati aiuta?

In alcune persone restrizioni troppo rigide aumentano il rischio di abbuffate e perdita di controllo.

Conclusione

Gestire ansia, stress e fame nervosa durante una dieta non significa avere più disciplina.

Significa costruire un percorso che il corpo — e soprattutto la mente — riescano davvero a sostenere.

Perché il dimagrimento più difficile non è quello che funziona per due settimane.

È quello che riesce a convivere con la vita reale senza trasformare il cibo in una continua fonte di tensione.

Quanto è affidabile un test genetico per scegliere la dieta?

Quanto è affidabile un test genetico per scegliere la dieta

I test genetici applicati al dimagrimento possono essere utili, ma non funzionano come spesso vengono raccontati online.

Non esiste un “gene della dieta perfetta” e nessun test può prevedere con certezza assoluta cosa farà dimagrire una persona.

La parte interessante è un’altra: alcuni test possono aiutare a capire come il corpo tende a reagire a carboidrati, fame, metabolismo, infiammazione o attività fisica.

La parte pericolosa, invece, è quando vengono venduti come scorciatoie scientifiche o formule automatiche.

La domanda giusta non è: “Il test genetico funziona?”

La domanda giusta è: “Quando aggiunge davvero valore a un percorso di dimagrimento?”

 

Cos’è un test genetico nutrizionale?

Un test genetico nutrizionale analizza alcune varianti genetiche associate a:

  • metabolismo dei carboidrati
  • gestione dei grassi
  • sensibilità insulinica
  • sazietà
  • predisposizione alla fame
  • risposta all’attività fisica
  • infiammazione
  • metabolismo della caffeina

Questi test non diagnosticano malattie e non “predicono il futuro”. Forniscono informazioni probabilistiche su come un organismo tende a reagire.

 

Definizione chiave

Un test genetico per la nutrizione è uno strumento di supporto decisionale, non una prescrizione automatica.

Questa distinzione è fondamentale.

“Il problema non è il test genetico. Il problema è credere che un PDF possa sostituire una valutazione clinica reale.”

 

Quanto sono davvero affidabili?

Qui serve onestà.

La genetica conta. Ma non conta da sola.

La ricerca scientifica mostra che alcuni geni influenzano:

  • fame
  • accumulo adiposo
  • utilizzo energetico
  • risposta metabolica

Ma il dimagrimento dipende anche da:

  • sonno
  • stress
  • stile di vita
  • massa muscolare
  • aderenza alimentare
  • abitudini quotidiane
  • storia metabolica

Due persone con genetica simile possono avere risultati completamente diversi.

Secondo una review pubblicata su The American Journal of Clinical Nutrition, la risposta individuale alle diete è influenzata da molteplici fattori biologici e ambientali, non solo genetici.

 

Il falso mito della “dieta scritta nel DNA”

Questo è uno degli errori più diffusi.

Molti contenuti online fanno passare il messaggio che:

  • il test dica esattamente cosa mangiare
  • esista una dieta geneticamente perfetta
  • basti conoscere il proprio DNA per dimagrire

Non funziona così.

La genetica può suggerire:

  • predisposizioni
  • tendenze
  • sensibilità metaboliche

Ma non sostituisce:

  • anamnesi
  • composizione corporea
  • analisi clinica
  • comportamento alimentare
  • sostenibilità del piano

“Una dieta perfetta sulla carta ma impossibile da seguire fallisce comunque.”

 

Quando un test genetico può essere utile davvero

Nella pratica, questi test diventano interessanti quando vengono inseriti dentro un percorso più ampio.

Per esempio possono aiutare a capire:

  • perché alcune persone hanno fame molto frequente
  • perché certi soggetti tollerano peggio gli zuccheri
  • perché qualcuno recupera peso facilmente
  • come personalizzare meglio attività fisica e alimentazione

In percorsi strutturati di dimagrimento, il valore non è il test in sé. È l’interpretazione professionale del dato.

Per questo realtà come Lab Quarantadue integrano la personalizzazione metabolica con valutazioni cliniche, stile di vita e monitoraggio reale dei risultati, evitando approcci standardizzati.

 

I limiti reali dei test genetici

Qui spesso il marketing supera la scienza.

1. Non prevedono il successo della dieta

Un test non può dire:

  • quanti chili perderai
  • quanto velocemente dimagrirai
  • se manterrai i risultati

Perché il fattore più importante resta l’aderenza nel tempo.

2. Alcuni report sono troppo semplificati

Molti test online restituiscono:

  • liste di alimenti “sì/no”
  • punteggi generici
  • consigli standardizzati

Il rischio è creare l’illusione di una precisione scientifica che in realtà non esiste.

3. Le differenze genetiche spesso sono piccole

Molte varianti genetiche hanno effetti modesti.

Questo significa che:

  • il contesto metabolico conta moltissimo
  • lo stile di vita può compensare molte predisposizioni
  • i geni non sono una condanna

 

Il vero punto: personalizzazione metabolica

La parte più interessante dei test genetici non è il DNA. È il cambio di approccio.

Per anni il dimagrimento è stato trattato come:

  • schema standard
  • calorie uguali per tutti
  • dieta identica per persone diverse

Oggi sappiamo che il metabolismo individuale conta molto di più. Ma personalizzare davvero significa considerare insieme:

  • genetica
  • composizione corporea
  • routine
  • fame
  • stress
  • sostenibilità
  • relazione col cibo

Non esiste un singolo dato che possa spiegare tutto.

 

Un insight controintuitivo: troppa personalizzazione può diventare un problema

Sembra paradossale, ma succede spesso.

Alcune persone ricevono:

  • decine di pagine di report
  • restrizioni molto rigide
  • liste infinite di “evita questo”

Risultato?

  • ansia alimentare
  • rigidità
  • abbandono del percorso

“La dieta più scientifica non è utile se rende impossibile vivere normalmente.”

Nel dimagrimento reale, semplicità e continuità spesso valgono più della complessità.

 

Test genetico o visita nutrizionale: cosa conta di più?

La risposta pratica è: la visita.

Il test può essere un supporto interessante, ma il vero valore nasce dalla capacità di interpretare:

  • sintomi
  • storia clinica
  • comportamento alimentare
  • obiettivi
  • sostenibilità

Un professionista esperto spesso individua criticità metaboliche anche senza un test genetico.

Il test, semmai, aggiunge profondità. Non sostituisce competenza.

 

Quando vale la pena fare un test genetico per la dieta?

Può avere senso se:

  • hai già provato molte diete senza successo
  • recuperi peso rapidamente
  • hai forte fame da carboidrati
  • vuoi un approccio più personalizzato
  • cerchi un’analisi metabolica più approfondita

Può essere meno utile se:

  • cerchi risultati immediati
  • pensi che il test “faccia dimagrire”
  • vuoi evitare il cambiamento delle abitudini

 

Metodo pratico: come valutare seriamente un test genetico nutrizionale

Step 1 — Valuta chi interpreta il test

Il valore sta più nell’interpretazione che nel test stesso.

Step 2 — Diffida dalle promesse assolute

“Nessuna dieta sbagliata mai più” è marketing, non medicina.

Step 3 — Chiedi come verrà usato nel percorso

Un buon test deve integrare:

  • anamnesi
  • analisi corporea
  • obiettivi
  • monitoraggio

Step 4 — Guarda alla sostenibilità

La miglior strategia alimentare è quella che riesci davvero a mantenere.

FAQ — Domande reali sui test genetici per la dieta

I test genetici per dimagrire funzionano davvero?

Possono fornire informazioni utili, ma non sostituiscono un percorso professionale personalizzato.

Il test dice quale dieta devo fare?

Non in modo automatico. Indica predisposizioni, non prescrizioni definitive.

Serve fare il test per dimagrire?

No. Molte persone ottengono risultati anche senza genetica, attraverso un percorso clinico ben costruito.

I geni possono impedire di dimagrire?

No. Possono influenzare facilità e risposta metabolica, ma stile di vita e continuità restano determinanti.

Vale la pena investire in un test genetico?

Dipende dagli obiettivi, dalla storia metabolica e da come il dato verrà utilizzato nel percorso.

 

Conclusione

I test genetici applicati alla nutrizione non sono né una truffa né una soluzione miracolosa. Sono strumenti.

Possono aiutare a comprendere meglio alcune predisposizioni metaboliche e rendere un percorso più personalizzato, ma il risultato finale continua a dipendere da fattori molto più ampi: comportamento, sostenibilità, stile di vita e qualità del percorso clinico.

Perché il dimagrimento efficace non nasce dal trovare “la dieta perfetta”. Nasce dal costruire un metodo che il corpo — e la persona — riescano davvero a sostenere nel tempo.

Come non ingrassare durante le feste

Come non ingrassare durante le feste

Ecco come non ingrassare durante le feste senza perdere lo spirito del Natale!

Le feste si avvicinano, ma tu sei a dieta: magari stai solo cercando di rimetterti in forma, oppure segui un piano alimentare rigido per perdere peso velocemente a partire da una situazione di sovrappeso o obesità.

Come fare per resistere a tutte quelle tentazioni, senza farti venire la tristezza e anche senza offendere amici e parenti che ti offrono prelibatezze da assaggiare in ogni momento?

 

Come non sgarrare la dieta sotto Natale

Se hai iniziato un percorso per dimagrire serio, e ti segue un professionista (dietologo o nutrizionista), sicuramente avrai già iniziato ad acquisire delle nozioni importanti di consapevolezza alimentare.
Sarà questo il tuo punto di forza, insieme al tuo desiderio di sentirti e vederti meglio: l’obiettivo non sarà mantenere una dieta ferrea ma garantire un equilibrio ragionevole fra concedersi qualche sfizio in compagnia e rispettare le tue esigenze.

 

Le situazioni sociali “scomode”: come non prendere peso nelle vacanze

Come puoi gestire le occasioni conviviali in cui sai già che ci sarà da mangiare troppo?

Al ristorante
La classica cena aziendale o la pizzata natalizia della scuola possono rendere un po’ difficile evitare cibi molto calorici, ma danno anche un vantaggio: nessuno farà troppo caso a che cosa metti nel piatto!
Prendi porzioni piccole, mangia lentamente, e per il brindisi nessuno noterà se scoli tutto il bicchiere o ti accontenti di un sorso per festeggiare.

A casa
Se sei in confidenza, puoi avvertire in anticipo chi si metterà ai fornelli chiedendo comprensione per il percorso che stai compiendo, con impegno e fatica: assicura alla cuoca o al cuoco di casa che assaggerai con piacere e ti godrai l’esperienza, ma hai intenzione di non esagerare.
Se ti esprimi con gentilezza e col sorriso, potrai declinare cibi che non puoi mangiare senza offendere nessuno.

“Ognuno porta qualcosa”
Questa è la situazione vincente per te: puoi portare piatti ipocalorici cucinati in casa da te, o acquistati con attenzione alle calorie indicate sulla confezione: avrai qualcosa da mangiare che ti farà sentire a tuo agio, a cui potrai aggiungere assaggi delle pietanze adatte al tuo piano nutrizionale.

 

 

Tre consigli generali per non ingrassare durante le feste

Ecco alcuni semplici trucchi da tenere a mente per tenere sotto controllo il peso e non perdere troppo di vista gli obiettivi della tua dieta personalizzata.

 

1 Se lo compri, lo mangi
Gli scaffali dei supermercati traboccano di dolci natalizi a cui è difficile resistere… Se resisti alla tentazione di acquistarli, però, non dovrai poi lottare contro la voglia di mangiarli tutti una volta che sono nella tua dispensa.
Ricorda anche un consiglio che vale per tutti (anche per il portafogli): se possibile, non fare la spesa quando hai una gran fame. Funziona davvero!

 

2 Non solo ciò che mangi, ma ciò che bevi
Inizia a considerare l’acqua come unica fonte di idratazione: come sai di certo, bibite zuccherate e alcolici sono davvero nemici del peso forma (e della salute, soprattutto). Cerca di non dolcificare tisane, tè e caffè, o scegli dolcificanti ipocalorici.

 

3 Questioni di spazio
Spesso a tenderci una trappola calorica sono alimenti appetitosi che “occupano poco spazio”. Previeni la sensazione di “vuoto” iniziando il pasto con una porzione di verdura che ti piace e ricorda che bere acqua, oltre a contrastare la ritenzione idrica e detossinare l’organismo, aiuta anche a dare un senso di sazietà.

 

 

Menu ipocalorico per Natale

Se cucini tu per il cenone della vigilia, per Natale o Capodanno o semplicemente per una cena un po’ speciale con gli amici, sappi che ci sono innumerevoli possibilità di un menù sfizioso, soddisfacente ed elegante senza eccessi calorici.

Prova per esempio a confrontare i piatti che ti proponiamo con alcuni tipici piatti della tradizione calorie alla mano: c’è una bella differenza in fatto di apporto calorico, ma certo non di gusto!

 

 

Menù natalizio dietetico con calorie

Antipasto

  • Insalata di mare con verdure croccanti: 120 kcal per porzione (200 g circa).
  • Carpaccio di salmone: 150 kcal per porzione (80 g di salmone con limone e rucola).

 

Primo

  • Risotto al radicchio con crema di noci: 280 kcal per porzione (70 g di riso + radicchio + noci).
  • Vellutata di zucca con crostini integrali: 150 kcal per porzione (200 g di vellutata + 20 g di crostini).

 

Secondo

  • Tacchino al forno con erbe aromatiche: 200 kcal per porzione (150 g).
  • Branzino al cartoccio con limone e timo: 180 kcal per porzione (150 g).

 

Dolce

  • Macedonia di frutta con cannella: 80 kcal per porzione (150 g).
  • Sorbetto agli agrumi: 100 kcal per porzione (100 g).

 

 

Menù natalizio tradizionale calorie

Antipasti tradizionali

  • Insalata russa: 300-350 kcal per porzione (100 g).
  • Affettati misti e formaggi: 400-500 kcal per porzione (100 g).

Primi tradizionali

  • Tortellini in brodo: 350 kcal per porzione (250 ml di brodo + 70 g di tortellini).
  • Lasagne al ragù: 600-700 kcal per porzione (200 g).

Secondi tradizionali

  • Arrosto di maiale: 350 kcal per porzione (150 g).
  • Cotechino con lenticchie: 600 kcal per porzione (150 g di cotechino + 100 g di lenticchie).

Dolci tradizionali

  • Panettone: 330 kcal per fetta (100 g).
  • Torrone: 450 kcal per 100 g.

 

Questo confronto non vuole condannare la cucina della nonna, ma ti può aiutare a capire come scegliere piatti più leggeri per ridurre l’introito calorico complessivo senza rinunciare al gusto e alla convivialità.

 

 

Ho sgarrato lo stesso, e adesso?

Niente panico: non è con qualche pasto che si rovina una dieta, e se ti ritrovi ad aver ripreso un chilo o due… vorrà dire che rinnoverai la tua motivazione come proposito del nuovo anno!

  • Nel frattempo, puoi:aumentare leggermente l’attività fisica;
  • bilanciare i pasti successivi (ma non saltare i pasti: è controproducente!);
  • pianificare una giornata “detox” o praticare una fase di digiuno intermittente (solo sotto il controllo di uno specialista!).

 

Se senti il bisogno di consigli, di un consulto nutrizionale gratuito o di un percorso di dieta dimagrante personalizzata, chiedi informazioni agli esperti di Lab Quarantadue! Prenota un consulto gratuito per una consulenza personalizzata.

Nutrizionista Brescia: a chi rivolgersi e come scegliere

Nutrizionista Brescia

Se vivi in questa zona e hai problemi di peso, probabilmente stai cercando un nutrizionista a Brescia e provincia che possa seguirti. Ecco per prima cosa alcuni criteri che possono aiutarti nella scelta.

A chi rivolgersi per dimagrire

Intorno alla scienza della nutrizione gravitano diverse figure, che hanno ruoli complementari ma differenti.

Nutrizionista: ha una laurea scientifica e si occupa di educazione alimentare, può prescrivere una dieta personalizzata o un piano di dimagrimento, può fare una diagnosi del tuo problema ma non può scrivere una ricetta medica.

Va bene per te se:
– vuoi perdere peso;
– fai fatica a dimagrire;
– vuoi imparare a mangiare meglio.

 

Dietologo: un medico specializzato in scienze della nutrizione. Può prescrivere farmaci e occuparsi di persone con obesità, diabete, patologie metaboliche.

Va bene per te se:
– hai un sovrappeso marcato o soffri di obesità;
– i tuoi problemi di peso sono collegati a una patologia o a un farmaco;
– hai una condizione di salute particolare e vuoi intraprendere una dieta.

 

Dietista: ha una laurea in dietistica, può elaborare un programma alimentare e insegnare abitudini corrette; collabora con nutrizionista e/o dietologo, ma non può fare una diagnosi né prescrivere farmaci. Può affiancare psicologi e psicoterapeuti
nella soluzione dei disturbi del comportamento alimentare.

Va bene per te se:
– il medico di base o il dietologo ti hanno consigliato una dieta, e hai bisogno di qualcuno che ti aiuti a formulare un menù settimanale e seguirlo nel dettaglio;
– non sai come regolarti per mantenere un’alimentazione equilibrata per te e la tua famiglia;
– hai seguito una dieta e ti occorre aiuto per mantenere il peso forma.

 

Nutrizionista sportivo: un nutrizionista specializzato nell’alimentazione per atleti e sportivi.

Va bene per te se:
– sei un atleta professionista o semi-professionista;
– vuoi associare un allenamento intenso a un’alimentazione mirata;
– se un ex atleta e devi passare a un’alimentazione adatta a un allenamento più “morbido”.

 

Centro dimagrimento Brescia

La scelta migliore di tutte è rivolgersi direttamente a un centro dimagrimento dove trovare un team affiatato, che prenda in carico il tuo caso e sappia consigliarti il percorso migliore, cooperando e indirizzandoti agli specialisti adatti, tutti nello stesso posto, senza costringerti a girare per la città e la provincia.

Puoi trovare tutto questo nell’ambulatorio Lab Quarantadue, che trovi presso il centro direzionale Tre torri, comodo da raggiungere in macchina o coi mezzi.

Puoi anche farti seguire online in telemedicina, parzialmente o totalmente.

Ecco la squadra che ti accoglierà:
– biologa nutrizionista Brescia: Dott. Francesca Persico
– biologa nutrizionista Brescia: Dott. Doriana Saracino
– medico chirurgo e dietologo Brescia: Dott. Stefano Bernini

Per capire meglio che cosa possiamo fare per te, puoi richiedere un consulto gratuito o telefonare in sede al numero 030 3531720.

Gestire la dieta in vacanza: i consigli Lab Quarantadue

gestire la dieta in vacanza

Come gestire la dieta in vacanza secondo gli esperti in nutrizione: consigli seri e concreti (senza stress).

Se stai seguendo un piano alimentare personalizzato avrai fatto l’abitudine a scegliere gli alimenti indicati, pesare le quantità, calcolare le calorie… Tutto relativamente semplice finché sei a casa e prepari tu i tuoi pasti.
Ma come mantenere la dieta in vacanza, quando si mangia fuori, ci si rilassa e si è circondati dalle “tentazioni”?

 

Come gestire la dieta in vacanza: premessa

Se hai intrapreso un percorso di dimagrimento stai facendo qualcosa di importante per la tua salute e per il rapporto con la tua immagine corporea, e questo va benissimo. Mettersi a dieta d’estate non deve essere però una mortificazione: è un gesto di cura verso di te, che contempla qualche “sgarro” e non deve diventare angosciante.
Cerca perciò di seguire i consigli e gli accorgimenti che seguono, ma considera che una settimana o due, se mantieni un comportamento equilibrato, non rovineranno i tuoi sforzi: niente ansia, niente senso di colpa.
Diciamo che il tuo obiettivo sarà più che altro come non prendere peso in vacanza, più che come continuare a perderlo!

 

Dieta in vacanza: scelte comode

Non sempre potrai scegliere in base alle tue esigenze specifiche, ma sicuramente una decisione comoda per continuare la dieta in ferie è risiedere in un miniappartamento, dove potrai gestire la spesa e preparare almeno la maggior parte dei pasti.
Se questo non è possibile, poni attenzione a quei pasti che puoi organizzare in autonomia: per esempio, se sei a mezza pensione, puoi concentrare la riduzione calorica sul pranzo. Attenzione: questo non deve assolutamente significare saltare i pasti o “tappare” la fame con un pomodoro! Ti ritroveresti a cena con una fame da lupi che non sarebbe certamente di aiuto.
Se ti trovi in crociera o ospite in alberghi parti di grandi catene, non sarà in verità così difficile orientarsi: molte persone hanno esigenze alimentari specifiche e il ristoro ne tiene conto: c’è spesso varietà sufficiente per comporre piatti dietetici al buffet.
In ogni caso, se il menu è ristretto e non particolarmente compatibile con il tuo piano alimentare (per esempio, nei rifugi di montagna…) ricorda che c’è una regola molto semplice che chiunque può applicare: regolare le quantità! Mangia con gusto, con porzioni un po’ più piccole della media.

 

Cosa mangiare in vacanza: un esempio pratico

Non è possibile fare un esempio che valga per tutte le persone: come raccomandiamo sempre negli ambulatori Lab Quarantadue, è indispensabile impostare una dieta personalizzata che tenga conto del fisico di ciascuno, del punto di partenza, dell’obiettivo e delle necessità nutrizionali specifiche. Tuttavia, per darti un’idea, immaginiamo un tipico menu estivo adatto per una perdita di peso moderata o una dieta di mantenimento.

Colazione: yogurt greco e frutta fresca di stagione
Pranzo al sacco in spiaggia: insalatona mista + 2 fonti proteiche a scelta come tonno/salmone/uova/mozzarella + una manciata di frutta secca + piccola fonte di carboidrati come pane/gallette oppure una porzione di mix di cereali come orzo/avena/farro o riso integrale o semi-integrale
Cena: verdure sia cotte/crude + pesce fresco o carni bianche + piccola fonte di carboidrati come pane/gallette

 

Il trucco dell’insalata

Sembra uno slogan acchiappa click, ma non lo è: cominciare il pasto con una porzione di verdura (meglio ancora se scondita) aiuta a garantire un senso di sazietà che spegne l’istinto di abbuffarsi appena arriva in tavola la portata più appetitosa.

 

Il piatto unico per non ingrassare in vacanza

Spesso è più semplice “azzeccare” l’apporto calorico e nutrizionale di una portata che di un pasto composto da primo, secondo e contorno. Un’insalatona proteica, una porzione di farro con verdure, una grigliata di pesce e ortaggi potrebbe essere una scelta gustosa e “conveniente” sul piano del calcolo calorico.

 

Non dimenticare le bevande

In verità molto dell’aumento di peso in vacanza si gioca, più che sul cibo, su ciò che bevi: pensa a quante calorie risparmi se decidi di bere semplicemente acqua (e in abbondanza!) lasciando perdere succhi, bibite zuccherate e gassate, cocktail preparati con gli sciroppi. L’idea che una lattina di cola rinfreschi più di una bottiglietta d’acqua naturale è, semplicemente, una falsa impressione.

 

Lo spuntino traditore

I fuori pasto possono essere ingannevoli: quando passi al bar con un languorino durante la passeggiata sul lungomare, ricorda che molti hanno a disposizione macedonia e yogurt naturale, che contengono certo un po’ di calorie, ma sicuramente meno di un trancio di pizza o un gelato industriale…
Lasciati attrarre, piuttosto, dal fruttivendolo di quartiere o dal banco del mercato per spezzare la fame con un frutto.

 

Fare moto per mantenere il peso forma

Controlla il contapassi nel tuo telefono: anche se non ci fai caso, le vacanze ti offrono molte occasioni di fare movimento, anche senza organizzare delle vere sessioni di allenamento.
La classica camminata nell’acqua bassa è già un aiuto notevole al tuo piano per dimagrire, rispetto alla sedia dell’ufficio!
Inoltre, approfittare di escursioni organizzate nella natura o visitare paesini arroccati in salita e pieni di scale è certamente più gradevole della cyclette.
Prova a darti un obiettivo ragionevole rispetto ai km che percorri nella tua routine quotidiana: potresti sorprenderti!

 

Coinvolgi chi ti vuol bene

Spesso il problema su che cosa mangiare in vacanza sta nel conciliare le esigenze di amici e familiari che magari non sono a dieta o non hanno voglia di pensare a un’alimentazione sana in quel momento.
È certamente un equilibrio non facile, si ha paura di “dare fastidio” o passare per guastafeste.
Ricorda che in questo caso tu non sei un problema, e non hai un problema: anche facendo dei compromessi fra le tue esigenze e quelle degli altri, hai tutto il diritto di scegliere che cosa mangiare, se e quanto bere alcolici, se preferire l’ananas al tiramisù.
Chi ti vuole bene dovrebbe riuscire a capirlo e aiutarti nel tuo percorso!

Parti con serenità, tenendo presenti i tuoi obiettivi ma anche l’allegria delle ferie! E se ti sembrerà di avere sgarrato troppo, e ti accorgerai di avere ripreso peso, gli esperti di Lab Quarantadue potranno aiutarti a tornare sui binari. Contattaci per un consulto gratuito.

Check up metabolico che cos’è

Check up metabolico che cos’è

Sovrappeso, disturbi misteriosi… Hai mai pensato di sottoporti a un check up metabolico? Ecco spiegato che cos’è, a chi serve e perché può cambiare la tua vita.

 

A cosa serve il check up metabolico

Come forse saprai, “check up” è un’espressione che si usa per indicare un controllo medico approfondito che riguarda, in questo caso, il funzionamento del tuo metabolismo.

Il metabolismo è, in parole semplici, l’insieme di meccanismi e operazioni che il corpo compie per trasformare ciò che mangiamo in energia per la nostra sopravvivenza.

Se qualcosa non funziona in questo complesso insieme di processi, possiamo avere disagi che vanno dall’aumento di peso a vere e proprie patologie metaboliche come il diabete e la sindrome metabolica, di cui parleremo fra poco.

Poiché i sintomi di un malfunzionamento del metabolismo sono difficili da collegare al problema, un test metabolico completo è l’unico modo per scoprire se qualcosa non va e intervenire.

In effetti lo scopo principale del check up del metabolismo è la prevenzione: accorgersi per tempo che esiste un disturbo a carico del metabolismo permette di correggere facilmente e velocemente il tiro, garantendo un futuro di salute e benessere!

 

Quando fare un check up metabolico

Il check up metabolico serve a tutti, è indicato a qualunque età e non deve necessariamente essere eseguito quando hai dei sintomi “sospetti”. Tuttavia è particolarmente consigliato se:

 

  • Sei in premenopausa o menopausa;
  • Hai problemi di peso e non riesci a dimagrire facilmente, o recuperi subito i chili persi;
  • Hai spesso problemi a digerire, nausea, gonfiore;
  • Soffri di apnee notturne;
  • Accusi spesso stanchezza costante, difficoltà a concentrarti, fatica mentale;
  • Soffri di orticaria, prurito, dermatiti che non trovano una spiegazione convincente presso il dermatologo;
  • Hai o sospetti di avere allergie e intolleranze alimentari;
  • Hai uno stile di vita sedentario, fumi, sei sotto stress;
  • Nella tua famiglia ci sono casi di diabete, obesità, sindrome metabolica, patologie cardiovascolari.

 

Che cos’è la sindrome metabolica

La sindrome metabolica è una patologia spesso ignorata, difficile da identificare senza gli appositi test e potenzialmente pericolosa: se non trattata può condurre a conseguenze molto serie, come ictus, tumore e malattie cardiovascolari.

Si tratta di una condizione clinica determinata da un insieme di fattori, principalmente un mix di ereditarietà e sovrappeso. In pratica, si tratta di uno squilibrio del metabolismo degli zuccheri e dei grassi, che si accumulano causando un livello di insulina nel sangue troppo alto. È simile a ciò che accade alle persone diabetiche, ma non dà nell’immediato sintomi particolarmente eclatanti e quindi può restare sconosciuta anche per anni.

Per fortuna, identificarla precocemente è anche molto facile, grazie appunto al check up metabolico!

Dal punto di vista strettamente medico, ci sono alcuni elementi che vengono controllati in questi esami (come glicemia, trigliceridi, colesterolo, albumina nelle urine…), e se sono presenti almeno due fattori si considera presente (a vari livelli) la sindrome. Puoi leggere maggiori dettagli in questo nostro articolo.

 

Che cos’è il check up metabolico: diagnosi, esami, dove farlo

Ecco in cosa consiste il check up metabolico, nella pratica.

Per ottenere un valido check up metabolico esami ed esperienza del professionista devono andare insieme. Negli ambulatori Lab Quarantadue, per prima cosa potrai prenotare un primo consulto diagnostico. Il medico:

  • ascolterà le tue difficoltà e gli obiettivi che ti prefiggi (per esempio: dimagrire, digerire meglio…);
  • ti farà una serie di domande per inquadrare il tuo stato psicofisico generale e la tua storia clinica;
  • ti prescriverà una serie di semplici esami (per esempio analisi del sangue e delle urine) mirati sul tuo caso.

Gli esami che compongono il test metabolico possono essere prenotati direttamente dal nostro personale in strutture convenzionate comode per te.

Nella seconda fase, l’équipe medica valuterà i risultati degli esami e, a seconda delle eventuali problematiche emerse, preparerà il tuo piano terapeutico:

  • piano alimentare (dieta personalizzata);
  • eventuale percorso psicologico o di rieducazione alimentare (per imparare e consolidare corrette abitudini);
  • eventuale prescrizione di ulteriori analisi di approfondimento, se necessario.

Se non sono emerse patologie particolari, non sarà necessario fare altri esami o assumere medicinali: semplicemente ti verrà consigliato il piano nutrizionale adeguato a te e un insieme di abitudini da intraprendere, per perdere peso o per liberarti dai disturbi ricorrenti.

In seguito sono previsti due incontri di follow-up, cioè di controllo per verificare come sta andando il percorso e come il tuo organismo sta reagendo alla dieta.

Come vedi si tratta di un procedimento che coinvolge esperti di diverse discipline, che devono essere competenti ma anche empatici: per questo è molto importante scegliere bene dove effettuare il check up metabolico! Contatta gli specialisti Lab Quarantadue per un primo consulto gratuito.

Disturbi dell’alimentazione: sintomi, cause e cura

Disturbi dell’alimentazione

Tutto sui disturbi dell’alimentazione: come individuare i sintomi, le cause e la cura adatta al singolo caso.

Se sai già che cosa significa la sigla DCA, probabilmente conosci una persona che si è confrontata con i Disturbi del Comportamento Alimentare. Oppure, quella persona sei tu.
Con l’aiuto dei nostri esperti, ecco un piccolo vademecum per comprendere e affrontare il problema.
Per una valutazione completa, però, non fermarti all’articolo: chiedi aiuto a uno specialista! Leggi sotto per saperne di più.

 

Che cos’è un disturbo alimentare

Cominciamo col dire che il disturbo alimentare non è un problema di peso, è una patologia psichiatrica: non è un “capriccio”, non è una “fase” e riguarda il peso solo nella misura in cui i comportamenti che la persona mette in atto influenzano la sua forma fisica, producendo eccessiva magrezza oppure sovrappeso, o un’alternanza delle due cose.

Questo significa che per risolvere un DCA anche nella sua fase iniziale sarà indispensabile un supporto psicologico.
Qualunque ragionamento vogliamo fare per parlare dei disturbi del comportamento alimentare, è da qui che dobbiamo partire.

Dal punto di vista clinico i DCA (chiamati anche DNA, ovvero Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione) vengono generalmente suddivisi in diverse “sfumature”.
Non si tratta di una divisione rigida tra disturbi diversi, ma appunto di forme differenti di uno stesso problema: un rapporto disfunzionale con l’alimentazione, dove il cibo e il peso diventano il “simbolo” di qualcosa di più complesso.

 

L’anoressia

È la forma forse più conosciuta. Il meccanismo più evidente è la ricerca di una magrezza considerata “ideale” attraverso comportamenti come:

  • Riduzione drastica delle calorie
  • Eccesso di attività fisica
  • Provocarsi il vomito
  • Abuso di lassativi.

L’anoressia nervosa è giustamente percepita come una situazione pericolosa per la salute fisica oltre che psichica: se non viene curata può portare a seri danni per l’organismo e addirittura avere esito fatale.

 

La bulimia

Nell’immaginario comune è il comportamento di chi si abbuffa in modo incontrollato.

Il volto nascosto della bulimia sono i comportamenti compensatori simili a quelli presenti nell’anoressia, come indurre il vomito, o la ricerca di forme di “autopunizione” determinate dal profondo sconforto che segue al momento in cui la persona esagera con il cibo.

 

Il BED

Un po’ meno noto è il disturbo alimentare Binge Eating Disorder (BED), talvolta chiamato anche DAI (Disturbo da Alimentazione Incontrollata): è vicino alla bulimia, ed è caratterizzato appunto da abbuffate incontrollate alle quali però non seguono comportamenti compensatori. Questo provoca nella persona che ne soffre un aumento di peso significativo, conducendo a problemi di obesità ed esponendola a rischi come ipertensione, insorgenza di diabete e altre patologie serie.

Esistono altre varianti del disturbo, che comprendono vari comportamenti di evitamento del cibo e che possono presentarsi “mescolati” con altre componenti di disagio psichico o neurologico.

Un dato interessante? Su 10 persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione, 9 sono donne.

Inoltre, nella maggior parte dei casi l’esordio del problema si colloca durante l’adolescenza.
È qualcosa che dovrebbe farci riflettere su che tipo di ideali di bellezza e salute vengono proposti, tramite i media, soprattutto alle giovanissime: un tema su cui Lab Quarantadue si impegna strenuamente fin dalla sua fondazione.

 

Le cause dei disturbi alimentari

Per capire e per intervenire è importante sapere che le cause dei disturbi alimentari sono complesse e possono derivare da fattori biologici, psicologici e sociali.

Per ogni individuo ci possono quindi essere ragioni differenti e difficilmente esiste una causa unica, ma spesso una combinazione di elementi.

Fra le cause più comuni ci sono:

  • Presenza in famiglia di persone che presentano il disturbo
  • Traumi infantili, come abusi fisici e sessuali (“è colpa mia!”)
  • Aver subito bullismo o critiche (anche in famiglia) per il proprio aspetto e il proprio peso (“non vado bene così come sono!”)
  • Bassa autostima (“non valgo niente!”)
  • Avere assorbito un ideale di “perfezione”, non necessariamente legato al corpo ma anche alle performance scolastiche o al “successo” in generale (“non posso fallire!”)
  • Una sindrome depressiva (“non ho speranza, le cose non andranno mai meglio!”), un disturbo d’ansia o un disturbo ossessivo-compulsivo
  • Avere poche relazioni significative e isolarsi (“nessuno mi capisce!”).

 

Disturbi alimentari: a chi rivolgersi

Abbiamo detto che il supporto di uno psicoterapeuta è indispensabile.
La cura per i disturbi alimentari richiede però un approccio multidisciplinare, coinvolgendo professionisti della salute mentale, nutrizionisti e medici.

Il trattamento del DCA infatti si svolge spesso in centri specializzati, ambulatori o (nei casi più seri) tramite il ricovero in strutture specializzate dove sono presenti tutte le figure professionali utili a fornire aiuto.

Se hai l’impressione che il tuo rapporto con il cibo non sia equilibrato, e che il tuo stile di vita non sia salutare, chiedi una consulenza gratuita agli esperti di Lab Quarantadue: sapranno aiutarti a capire se hai bisogno di un programma di educazione alimentare, con la prescrizione di una dieta adeguata, oppure se è consigliabile cominciare da un supporto psicologico mirato.

In ogni caso, sappi che non sei l’unico essere umano a confrontarsi con questi problemi, anzi: i disturbi dell’alimentazione rappresentano una sfida significativa per la salute mentale e fisica di molte più persone di quanto si potrebbe pensare.

Si tratta di sfide complesse ma affrontabili, accedendo alle giuste risorse per raggiungere un benessere profondo.

Filler viso

Filler viso

Cos’è il filler viso, quanto dura, pro e contro di questa soluzione per rughe e inestetismi.

Avrai sentito parlare di “filler” e magari lo avrai visto usato da qualche amica, ma vorresti capire bene di cosa si tratta, come funziona e se ci sono controindicazioni. È l’atteggiamento giusto: un trattamento estetico deve essere affrontato con consapevolezza e appoggiandosi a degli esperti davvero competenti!

Abbiamo chiesto al Dottor Riccardo Midolo, direttore sanitario degli ambulatori Lab Quarantadue, di rispondere a tutte le domande e darci informazioni sui filler viso.

 

Che cos’è il filler, esattamente?

Letteralmente “filler” significa “riempitivo”: si tratta di una tecnica di medicina estetica che consiste nell’iniettare sottopelle, nei punti “critici”, un composto a base di acido ialuronico.

L’acido ialuronico è una sostanza naturale biocompatibile, cioè non è estranea alla pelle, anzi è proprio uno degli elementi costitutivi del derma (tanto che verrà poi riassorbito dall’organismo senza lasciare traccia): il suo effetto è idratante, rimpolpante e distensivo.

 

Quindi il filler acido ialuronico non è il botox?

No, i trattamenti con iniezioni filler all’acido ialuronico hanno un funzionamento completamente diverso rispetto alle iniezioni di tossina botulinica: il filler agisce sugli strati più profondi dell’epidermide, mentre il botox lavora sulla muscolatura del viso. Sono entrambi trattamenti antiage specialistici. Un esperto potrà consigliare quello più indicato alla situazione e agli obiettivi estetici della persona.

 

Come funziona il filler viso?

Semplificando, la nostra pelle è naturalmente ricca di acido ialuronico; con l’età, la concentrazione diminuisce causando il cedimento dei tessuti e la perdita di elasticità. Reinserendo una “dose” di questa sostanza a livello del derma, con micro-iniezioni mirate, si restituisce una condizione simile a quella della pelle giovane, contribuendo quindi a idratare la cute, elasticizzarla e “spianare” le rughe.

La seduta di applicazione dura circa 30 minuti: si tratta di iniezioni eseguite con un ago sottilissimo, che quindi non richiedono alcuna anestesia. Per le pelli più sensibili è possibile applicare una crema anestetica prima di iniziare, ma il trattamento è sicuramente poco invasivo e provoca solo un leggero fastidio.

Una volta finito, si possono riprendere le normali attività di sempre!

 

Parliamo degli effetti: che cosa posso aspettarmi?

Quanto ai risultati del filler viso e dei trattamenti con acido ialuronico in generale, questi permettono di ottenere un effetto finale dall’aspetto naturale. Tramite queste iniezioni si ottiene che le rughe profonde si “riempiono”, e si può guadagnare volume in punti del viso in cui l’età ha reso i tessuti meno tonici.

Per esempio, facendo un filler labbra si può ottenere più volume e un aspetto più giovanile per la bocca, ma ci sono altre possibilità, come:

  • rimpolpare gli zigomi
  • ridefinire la linea di guance o mento
  • fare un filler occhiaie per distendere le borse sotto gli occhi
  • fare un filler naso, o “rinofiller”: molti non conoscono questa possibilità, che consente di rimodellare il profilo del naso dando strategicamente volume ai “punti giusti”, senza chirurgia.

Il filler viso può anche essere usato per ridurre inestetismi come cicatrici dell’acne o per trattare altre zone del corpo.

 

Quanto dura il filler viso?

L’effetto del filler è temporaneo: proprio perché si tratta di una sostanza biocompatibile, gradualmente viene riassorbita. Si può, a quel punto, decidere di ripetere la seduta.

La durata dell’effetto è molto variabile da persona a persona: dipende dallo stato della pelle, dall’età, dallo stile di vita di ciascuno. In linea generale, il filler rughe ha una durata di 6-9 mesi mentre i filler zigomi e naso, che hanno una concentrazione diversa, possono durare anche 18 mesi.

Attenzione: il professionista vi consiglierà i tempi di attesa prima di eventualmente ripetere il trattamento e la concentrazione di somministrazione adeguata alla vostra pelle, perché come per tutti i procedimenti di medicina estetica è importante non “anticipare” il lavoro naturale dell’epidermide, che deve avere il tempo di funzionare senza essere “imbeccata” con una frequenza esagerata.

Per questo è fondamentale rivolgersi solo a centri specializzati e qualificati, che conoscano bene il meccanismo biologico dell’invecchiamento cutaneo e le tecniche proage più avanzate.

 

Effetti collaterali filler viso: ce ne sono?

Il trattamento è sicuro e non invasivo, quindi gli unici effetti collaterali del filler viso possono essere minuscoli lividi in corrispondenza dell’iniezione e un possibile formicolio. Solo in rari casi compaiono lividi più evidenti.

Se il trattamento è eseguito correttamente e in un ambiente adeguato, e si seguono le indicazioni per il “post”, non si avranno sorprese.

 

Che cosa non fare dopo filler viso e microiniezioni in generale?

Le raccomandazioni sono le stesse che darei per qualsiasi intervento microinvasivo sulla pelle: è importante non traumatizzare l’epidermide sfregando, grattando o massaggiando vigorosamente, ed è bene mantenerla ben pulita.

Consiglio inoltre di non esporre la zona trattata a temperature molto calde o fredde nei 2-3 giorni successivi, quindi niente sauna, abbronzatura o stanza della neve!

 

Controindicazioni filler viso: esistono, o c’è qualcuno che non può fare il filler?

Sicuramente non è possibile sottoporsi al trattamento se si ha in quel momento un’infezione della pelle o un’eruzione di herpes, per esempio. Occorrerà prima risolvere la situazione.

È inoltre sconsigliato a persone che abbiano avuto reazioni allergiche ad altri trattamenti cutanei a base di acido ialuronico, o a chi fosse interessato da una patologia autoimmune, una forma avanzata di diabete o un’endocardite.

Ora sai praticamente tutto sul filler viso all’acido ialuronico. Vorresti una consulenza personalizzata per sapere se è il trattamento giusto per te? Contatta subito gli ambulatori Lab Quarantadue per un primo consulto gratuito.

Rimettersi in forma velocemente dopo le feste

Rimettersi in forma velocemente dopo le feste

Scopri come rimettersi in forma velocemente dopo le feste con le strategie verificate dai nostri specialisti.

Se fra Natale e l’Epifania hai un po’ esagerato e hai preso peso sicuramente senti il bisogno di smaltire i chili di troppo, e magari speri di farlo in modo rapido…

Il desiderio di perdere peso in poco tempo è comprensibile e non è “sbagliato” come a volte si sente dire: esistono dei sistemi per dimagrire velocemente in modo sicuro ed equilibrato, purché siano consigliati e seguiti da un professionista!

Anche i trattamenti medico estetici più all’avanguardia ti aiuteranno nella tua remise en forme generale: naturalmente dovrai associarli a una dieta su misura, soprattutto se il peso accumulato è “importante”. Niente paura: siamo qui apposta per darti i giusti consigli.

 

Come fare per rimettersi in forma velocemente dopo le feste

Puoi lavorare su alcuni aspetti contemporaneamente: la dieta, gli inestetismi, le abitudini sul lungo termine.

Dieta detox post abbuffate

Il primo passo dopo un periodo di stravizi è appunto farti prescrivere una dieta per dimagrire con i tempi e gli obiettivi adatti al tuo fisico, alla tua età e alla tua situazione di partenza. “Rapidamente”, infatti, può significare cose diverse se hai 20 o 50 anni: è importante conoscere il tuo stato di salute e il tuo quadro ormonale per darti un menu settimanale efficace!

Puoi rivolgerti a un nutrizionista online che valuterà i tuoi parametri e le tue abitudini, e ti consiglierà il regime corretto.

Non deve per forza trattarsi di un percorso lunghissimo o molto drastico: per esempio, se hai un problema di adipe localizzato, il dietologo ti può suggerire un programma alimentare specifico per intervenire in modo mirato, mentre, se hai esagerato con tipi di alimenti non adatti al tuo profilo genetico, potresti avere bisogno di una dieta per sgonfiare e drenare, più che per sciogliere i grassi.

 

I trattamenti medico estetici per dimagrire

Oggi nei centri seri e certificati come Lab Quarantadue sono disponibili numerosi trattamenti medico estetici corpo finalizzati proprio a sciogliere velocemente i grassi e depurare l’organismo, supportando il lavoro che fai con l’alimentazione.

Qualche esempio?

C’è anche un discorso psicologico: se hai una sensazione di pesantezza, sonnolenza, ti senti a disagio o addirittura in colpa per aver esagerato, ricevere consigli e supporto da professionisti abituati a gestire anche le tue emozioni ti permetterà di dare ascolto a quello che senti e sfruttarlo per stare meglio, fisicamente e mentalmente.

 

5 consigli per dimagrire velocemente dopo le feste

  • Non saltare i pasti: non ti fa dimagrire, a meno che faccia parte di un programma serio (dato dal medico) che considera delle fasi di digiuno intermittente.
  • Riduci gli zuccheri “inutili” (come quelli di caramelle, bibite zuccherate) e i grassi saturi (come snack ipercalorici, salse industriali, gelati confezionati), il sale e l’alcol.
  • Aumenta il consumo di fibre e di acqua naturale.
  • Fai attività fisica in modo regolare ed equilibrato, alternando attività aerobica e di potenziamento
  • Segui i quattro consigli che hai appena letto con equilibrio e moderazione, rivolgendoti sempre a un esperto per indicazioni ulteriori e chiarimenti!

 

Qualunque percorso tu decida di scegliere, ti verrà dato anche qualche consiglio di “mantenimento”, ovvero ti verranno insegnate alcune abitudini semplici, ma importanti, da portare nella tua quotidianità per conservare i risultati raggiunti nel tempo e farti un regalo di benessere psicofisico e bellezza. Anche se Natale è già passato!

Se sei interessato ai nostri trattamenti medico estetici o a un percorso di dieta personalizzata contattaci per un consulto gratuito.

Test genetici alimentazione: cosa sono e perché sono utili

Test genetici alimentazione

Tutto sui test genetici ed alimentazione: cosa sono, quando farli e perché servono

Il rapporto fra il tuo corredo genetico e il cibo che mangi è molto più articolato di quanto possa sembrare, e apre a incredibili prospettive per la prevenzione, per il benessere e soprattutto per risolvere i problemi di sovrappeso più ostinati.
Grazie ad appositi test genetici potresti scoprire finalmente la corretta dieta per dimagrire in modo efficace, dopo tanti tentativi andati a vuoto.

 

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire:

  • che cosa c’entra il DNA con la dieta;
  • che cosa si può scoprire con un test genetico alimentare;
  • quando e perché dovresti farne uno.

 

Perché il cibo influenza il DNA

La scienza nutrigenetica studia da anni l’interazione fra il cibo e il DNA e ha ormai dimostrato che ciò che mangiamo influenza il nostro corredo genetico. Cerchiamo di capire in che modo.

Come tutti sappiamo, tramite i geni noi ereditiamo delle caratteristiche dai nostri genitori. Alcune di esse sono “fisse” ed evidenti, come il colore degli occhi. Altre funzionano in modo più complesso: il nostro organismo conserva un insieme di probabilità, che saranno diverse da quelle degli altri individui. Immaginale come tanti pulsanti, che possono essere premuti oppure no. Ebbene, la nostra alimentazione contribuisce a determinare il modo in cui i nostri geni si esprimono, premendo alcuni “pulsanti” e indirizzando il nostro corpo in direzioni diverse, più e meno buone.

 

Test genetici alimentazione: un test utile a tutti

Ognuno di noi ha in pratica dei cibi dannosi per l’organismo: cibi che di per sé sono assolutamente innocui, ma che non vanno bene per noi; questi alimenti, consumati giorno dopo giorno, “sbloccano” delle potenzialità già presenti nel nostro DNA, che non necessariamente si sarebbero attivate.

Questo potrebbe significare semplicemente accumulare cuscinetti di grasso, sviluppare un’intolleranza o fare fatica a perdere i chili di troppo nonostante una dieta personalizzata. Ma potrebbe anche significare sviluppare una malattia (anche grave) per la quale siamo predisposti: diabete, obesità, celiachia, patologie metaboliche e persino tumori, osteoporosi e morbo di Crohn.
Di conseguenza, modificare l’alimentazione con una dieta genetica premerà dei “pulsanti” diversi, permettendo di limitare e addirittura invertire gli effetti innescati.

Per sapere come correggere il tiro, però, dobbiamo scoprire quali sono per te gli alimenti da evitare per perdere peso, per prevenire una patologia o per risolvere un’intolleranza. Fortunatamente, esistono appositi test molto semplici da eseguire.

 

Che cos’è un test genetico alimentare

Un test nutrigenetico non è altro che un esame di un campione di saliva, totalmente indolore e non invasivo.
Il campione viene analizzato in laboratorio, dove uno specialista si concentra sui cosiddetti polimorfismi (semplificando, le parti del DNA che ci distinguono dagli altri individui) andando a individuare la tua predisposizione, valutando per esempio:

  • come assorbi e smaltisci i grassi;
  • come reagisci ai carboidrati;
  • se tendi ad accumulare adipe in determinati punti;
  • se hai o rischi di sviluppare delle intolleranze a specifici ingredienti;
  • se hai predisposizione per disfunzioni del metabolismo, malattie infiammatorie dell’intestino, alcuni tipi di tumore e altre patologie.

 

La dieta del DNA

Una volta raccolti i dati che ti riguardano, il nutrizionista sarà in grado di consigliarti la tua dieta del DNA personalizzata.
In altre parole, ti verrà proposto un piano alimentare che valorizza gli alimenti che ti fanno bene segnalandoti quelli da ridurre o evitare, combinando il tutto in un programma dietetico equilibrato.
Questo sarà utile non solo per perdere peso in modo duraturo, ma anche per prevenire problemi futuri e migliorare il tuo stato di salute. Insomma, una remise en forme che parte da dentro e guarda al domani!
Se preferisci l’interazione a distanza, dopo il test avrai a disposizione anche online nutrizionista ed esperti di nutrigenetica che sapranno consigliarti e rispondere alle tue domande.

Prenota subito un consulto gratuito con uno dei professionisti dell’equipe Lab Quarantadue per scoprire di più.